lunedì 30 settembre 2013

Alfio Patti presenta All'ombra della Loggia e canta 'A Cerca

Nel Luglio del 2011 il mio carissimo amico Alfio Patti, profondo conoscitore e cultore della cultura siciliana e noto come l’Aedo dell’Etna – mentre a me piace definirlo  cuntastorie e cantastorie – mi ha fatto un regalo: ha magistralmente presentato un mio libro (All’ombra della Loggia – Tipheret Editrice) alla Libreria Tertulia di Catania.
In quel libro avevo inserito anche due poesie in dialetto e una di esse (‘A Cerca, cioè La Ricerca) Alfio la mise in musica e, accompagnandosi con la chitarra, la propose al pubblico. Un regalo dentro il regalo.
Vi propongo il video della perfomance di Alfio. Purtroppo fu ripreso con un cellulare e non ne esiste altra versione, ma ciò non toglie che vale la pena di vederlo ed ascoltarlo.


Quelli che seguono sono il testo della poesia in dialetto e la sua traduzione in italiano che, come tutte le traduzioni in altra lingua, perde però parte del senso originale.

‘A Cerca

I.
Cuntanu ch’esisti un calici
di granni consistenza,
che ch’è chinu di miraculi,
ch’è fonte d’esistenza…
           
L’aviti mai sintutu ‘u cori ‘mpettu,
ca v’accumincia a fa’ com’un caprettu?
Vi sata a destra e a manca,
s’ammuccia e poi s’avanza.
           
Po’ essiri l’arduri o la tinsioni,
po’ essiri lu scantu o l’impressioni;
ma ‘ntu me’ casu è ancora n’atru pisu,
ca mi fa stari ‘nfernu e ‘mpararisu.
           
‘Nta lu me casu è amuri,
e abbrucia a tutti l’uri…
           
II.
Cercu e nun trovu un calici
di granni consistenza,
che ch’è chinu di miraculi,
ch’è fonte d’esistenza…
                       
Mi sentu propriu comu un gran pascià,
chinu ‘i tesori, onuri e di beltà.
Ma ‘u tempu passa e nun c’è a cu’ dari,
e restu cà, sulu, ad aspittari.
           
Vulissi a cu diri: «Amuri miu,
nun po’ sapiri quantu t’addisiu».
Ma nun c’è nugga a cui livari ’i peni;
‘u tempu passa e la tristizza veni.
           
Mi sentu comu ‘a terra ch’è assitata,
impoveruta, sicca e poi spaccata;
c’anela sulu all’acqua ca nun veni,
e ‘nto frattempo passa ancora i peni.
           
Vulissi  cu’ dicissi: «Amuri miu,
nun po’ sapiri quantu t’addisiu».
Ma nun c’è nugga ca mi leva i’ peni;
‘u tempu passa e la tristizza veni.
           
III.
Scavu e ricercu un calici
di granni consistenza,           
che ch’è chinu di miraculi,
ch’è fonte d’esistenza…
           
Ma si supra a ‘st’affari fazzu ‘u puntu,
m’accorgu cu ‘nn’è tuttu quantu cuntu;
nunn’è sulu l’amuri ca pinsati,
è n’atra cosa ancora c’un dà paci.

In funnu io  belli stori n’ha già avutu;
‘u fattu è n’autru, ormai ma pirsuarutu:
cercu e nun trovu, comu nun saprei,
l’Amuri granni, l’Amuri cu’ li dei.

IV.

Dintra di nui c’è un calici…


I.
Forse voi non lo sapete, ma si racconta che esiste un calice, enormemente prezioso, che è capace di fare miracoli. Si dice che sia la fonte stessa dell’esistenza.

Ve lo voglio dire come mi sento: mi balla il cuore in petto, come se fosse un capretto che corre e salta qua e là. 
Sì, direte voi, succede. Tensione o emozione, succede a tutti. Ma così, in questo modo,come capita a me? Un attimo mi sento al settimo cielo e subito dopo mi ritrovo all’inferno. No, vi sbagliate: non è né tensione né emozione; è tutta un’altra cosa. Di amore si tratta, e mi brucia dentro giorno e notte; non mi lascia un attimo in pace.

II.
Sapete, io ho cominciato a cercarlo quel calice prezioso, che è capace di fare miracoli; che, si dice, sia la fonte stessa dell’esistenza.

Lo volete sapere come mi sento? Come se fossi un… un pascià. Ricchissimo, potente, bello. Sì, mi sento così; ma non sono felice. Se debbo dirvi la verità, ho un vuoto dentro: mi manca qualcosa. Vorrei trovare la donna giusta, quella cui donare quello che ho, per farla felice. Ma, giorno dopo giorno, mi ritrovo sempre più solo.
Ah, se esistesse, se fosse qua, se potessi dirle: «Tu non lo sai quanto ti desidero». E, invece, mentre il tempo passa inutilmente, la tristezza mi riempie il cuore.
Come mi sento? Come la terra, quando non piove da così tanto tempo che tutto è secco e inaridito. E la calura spacca le zolle; e lei, la terra che ci dà la vita, anela solo a quell’acqua che non arriva. Così deve soffrire lei, come soffro io.
Ah, se esistesse, se fosse qua chi mi dicesse: «Tu non lo sai quanto ti desidero». E, invece, no. Il tempo passa scorre e, nell’attesa, la tristezza mi si riversa dentro.

III.
Continuo a cercarlo quel calice, come un forsennato. Perché – io ora lo so – è prezioso, è capace di fare miracoli. È la fonte stessa dell’esistenza.

Ci ho riflettuto sopra e un pensiero mi ha invaso: non è l’amore, come tutti lo intendete, che sto cercando adesso. No, credetemi: non è questa la mancanza che mi tortura.
Quello non mi basterebbe. Lo so, perché ne ho avute di belle storie; e tante anche. Potrei esserne sazio e soddisfatto. In realtà quello che cerco, che non trovo, che non mi dà pace e tutta un’altra cosa; anche se si chiama allo stesso modo. È difficile da credere, ma si tratta dell’Amore con la A maiuscola, quello con gli dei.

IV.
Dentro ognuno di noi c’è un calice…

Mi sembra anche il caso di riportare le parole con cui Alfio Patti commentò l’evento sul suo blog (http://alfiopatti.wordpress.com/):

“All’ombra della Loggia” è un libro storico e poetico insieme. L’esposizione è semplice, senza appesantimenti letterari, immediata, diretta; scritto da chi vuole rivolgersi agli altri pensando agli altri; cioè usando un mezzo (la scrittura) con la stessa maestria dello scalpellino di pietra. Dosa i colpi del maglietto, inclina bene lo scalpello, e ci presenta una piccola scultura.
Ninni Barresi, si inventa un paese, Roccarasa, in Sicilia, e una Rispettabile Loggia all’Oriente del paese. La Loggia massonica è operativa (molto rara oggigiorno, sono quasi tutte speculative) La Rispettabile Loggia Fontechiara.
L’aspetto fiabesco del libro è rappresentato da un piccolo Stato, come nelle fiabe, dove regna Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Una fiaba che si rifà all’Architetto Universale e che vede riuniti, in uno Stato libero (in seno ad una Sicilia feudale), una regione dell’anima oltre che geografica, tanti fratelli liberi e di buoni costumi.
Ognuno diventa, così come vuolela Libera Muratoria, costruttore di uomini per diventare costruttore di pace. E’ chiaro che prima bisogna costruire l’uomo perché la Pace si realizzi, ma non c’è Pace senza giustizia e diritti umani garantiti.
La mie chiavi di volta – ha spiegato Ninni Barresi – sono tre: una in mente, una nel cuore ed una nella “bocca dell’anima”. Se tutte e tre le chiavi non fossero in sintonia tutta l’impalcatura della costruzione architettonica cederebbe. Si tratta della continua ricerca del Sé!”.